Dossier Arroganza (1.10) - Una figura femminile, vestita color verderame e con orecchie d’asina. Tiene stretto sotto il braccio uno splendido pavone e mostra alto l’indice della mano destra. Così raffigurata nell'iconografia medievale la “Arroganza” contraddistingue chi si attribuisce le qualità che non possiede (dice S.Tommaso). Vediamo gli opinionisti
tuttologi, assidui frequentatori dei mass media, conquistarsi lo share rivaleggiando in sentenze ed in giudizi perentori. Non mirano ad arricchire il ragionamento, ma a marcare le contrapposizioni e ad infiammare il dibattito. Stesso copione per quegli apodittici enunciati che i
replicanti dei vari leader politici diligentemente ci ripropongono a mo’ di mantra. La cosiddetta arroganza
culturale è identificabile nel modo enfatico di rappresentare la “frammentarietà” del sapere e di contendersi la “paternità” delle risposte. Come un novello Giano bifronte alterna le forme di un’arcigna veemenza con i ritmi pacati di un’accattivante affabulazione. Gareggia nella padronanza di ogni modalità espressiva atta a favorire il
sonno della ragione e tende a costituirsi come una élite portatrice di “rappresentazioni” che non mutano al variare del "contenuto". E’ il sintomo di un
autocentrismo autoreferenziale che prescinde dalla ricerca di una verità oggettiva. Configura altresì un "modello di affermazione” improntato sulla
trasposizione mediatica di quell’arroganza
comportamentale ben presente nei normali rapporti quotidiani. Imporre l’uso della seconda persona nel conversare con soggetti appena conosciuti. Salutare, ogni volta, in modo ostentatamente caloroso (abbracci energici, pacche sulle spalle, ecc). Attirare l’attenzione altrui alzando il tono della voce oppure ricorrendo a locuzioni inusuali (perfino in lingua straniera). Tacitare, con commenti e battute sprezzanti, l’intervento degli altri interlocutori. Questi sono solo alcuni esempi di tentativi di “prevaricazione” dettati dallo insopprimibile impulso di conquistare il
centro della scena. Molto più invasiva e temibile diventa l’arroganza quando può contare sulla disponibilità di strumenti di potere. L’arroganza di un potere economico innestata sull’assioma del “tutto ha un prezzo” o quella di un potere istituzionale che subordina ogni sua iniziativa-azione al previo riconoscimento della
superiorità di status e ruolo. C’è poi l’arroganza di quei poteri costituiti che, dietro commi, cavilli e chiose, disdegnano la “trasparenza” e la “coerenza”. Come difendersi dall’arroganza? I Tamil dell’isola Mauritius, durante le celebrazioni del Cavadee, per purificarsi da odio, invidia ed arroganza, portano sul petto una decina di aghi appuntiti (vels) infissi a forma di ventaglio. Altre antiche usanze confermano che un colpo di ventaglio sul volto smonta l’arroganza di chi viene colpito. Tradizione popolare giapponese vuole che gli "arroganti" si reincarnino nei Tengu. Sono dei fantastici uomini-uccello dotati di un lungo naso prominente e con piccole ali sulla testa. Usano il ventaglio (hauchiwa) per controllare la lunghezza del proprio naso o per scatenare possenti raffiche di vento. Creature dispettose e vendicative i Tengu sono particolarmente intolleranti con quei soggetti arroganti che abusano di conoscenze e potere per tornaconto personale. Doverosa postilla: incompleto è l’elenco di nomi allegato al
Dossier Arroganza.